Sabato Nov 18

Bergamo 220 Milioni di anni fa

 Duecentoventi milioni di anni fa, in un'epoca del Triassico chiamata Norico, alla zona di Bergamo corrispondeva una vasta distesa d'acqua. Il mare era caldo e poco profondo con piccole isole ricoperte di vegetazione. I bassi fondali erano interrotti da zone più profonde, in cui periodicamente l'acqua ristagnava e l'ossigeno veniva a mancare rendendo impossibile la vita. I resti degli organismi che finivano sul fondo di questi bacini non si decomponevano subito, venivano ricoperti dai sedimenti e potevano fossilizzarsi.
I fossili del Norico delle Prealpi bergamasche rappresentano un tesoro di grande valore scientifico e l'eccezionalità dei reperti ha reso famosi questi giacimenti in tutto il mondo.
Gli esemplari esposti in questa sala costituiscono un'importante testimonianza della vita di quel periodo: i pannelli forniscono notizie sulla geologia e sull'ecologia di quegli antichi ambienti; le vetrine permettono di compiere un ideale cammino dalle profondità di quell'antico mare alle sue rive, sulla terraferma ed infine in cielo. Il diorama fornisce una ricostruzione dell'ambiente con gli elementi più rappresentativi della fauna.

Fai una visita virtuale nella sala Bergamo 220 milioni di anni fa.

Il mare aperto

Nelle prime vetrine si possono osservare gli abitanti del mare aperto, dai grandi e medi predatori, ai piccoli pesci che vivevano in banchi.
I grandi pesci predatori di quel lontano periodo, Saurichthys e Birgeria, avevano morfologia e stile di vita diverso: affusolato e veloce Saurichthys, massiccia e poderosa Birgeria. Alla parete è esposto il più grande esemplare completo di Saurichthys finora scoperto, la sua lunghezza raggiunge i 160 cm.
I predatori di dimensioni più piccole erano l'agile Gabanellia, il pesce volante Thoracopterus, Holophagus affine agli antenati dei vertebrati terrestri, e Pseudodalatias noto per le minuscole serie di denti.
I piccoli pesci che vivevano in banchi e costituivano le vittime dei predatori erano i Pholidophoriformes e i Pholidopleuriformes.

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Verso la scogliera

Verso la scogliera vivevano i picnodonti (Gibbodon e Brembodus) e Sargodon, adattati a manovrare fra gli scogli in cerca di cibo. La loro dentatura era specializzata per triturare il robusto esoscheletro degli invertebrati di cui si nutrivano. Altri abitanti di questa zona erano Dapedium e Dandya che si cibavano di piccoli invertebrati, Paralepidotus, dalla forma tozza e dalla robusta dentatura per triturare le conchiglie dei molluschi bivalvi, e Legnonotus che si doveva nutrire soprattutto di crostacei.
Altri abitanti del mare, che costituiscono una componente sostanziale dei ritrovamenti fossili, sono gli invertebrati: crostacei, sia nuotatori, sia adattati a vivere su bassi fondali, echinodermi, gasteropodi e coralli. Un altro importantissimo ritrovamento è quello di insetti, che testimoniano la vicinanza di terre emerse, e che molto difficilmente si conservano allo stato fossile. Gli insetti triassici sono assai poco conosciuti perciò la libellula Italophlebia costituisce una testimonianza fossile di grande valore.
Esistevano anche rettili marini come Endennasaurus, affusolato e ben adattato al nuoto, che, privo di denti, forse si nutriva di piccoli crostacei, e Psephoderma alpinum, che si nutriva di molluschi di cui triturava i gusci con i grandi denti appiattiti.

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La terraferma

Le vetrine ospitano importanti ritrovamenti di rettili che popolavano la terraferma, alcuni addirittura sconosciuti in altre località: Langobardisaurus e Tanystropheus probabilmente vivevano lungo le rive cacciando crostacei e molluschi; Aetosaurus era un erbivoro corazzato e il minuscolo Diphydontosaurus si nutriva di insetti.
Un importantissimo ritrovamento è costituito dal gigantesco fitosauro, il cui scheletro misura circa 4 metri. Il fitosauro è importantissimo per due motivi: è uno dei pochi al mondo di cui si conosca l'intero scheletro e presenta uno spiccato adattamento alla vita acquatica che non si riscontra nei fitosauri finora conosciuti.
Infine altre due rarità: Drepanosaurus e Vallesaurus, adattati alla vita arboricola e dotati di coda prensile e lunghi artigli.

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