Eudimorphodon ranzii

Le collezioni del nostro Museo, nella moltitudine e nella grande varietà dei reperti che raccolgono, vantano non pochi esemplari degni di nota per lo straordinario valore scientifico riscosso a scala mondiale. L’esemplare di Eudimorphodon ranzii, scoperto a Cene (Bg) dal personale del Museo nel 1973, rappresenta forse il reperto più rappresentativo di questa categoria tanto da essere stato scelto come immagine simbolo nel logo della nostra Istituzione. 

Questo fossile è ciò che resta dello scheletro di un rettile volante vissuto nel nostro territorio nel lontano Norico (Triassico superiore), ovvero circa 220 milioni di anni fa; è un Olotipo, ovvero il reperto su cui è stato istituito un nuovo genere.

La straordinarietà di questo reperto è dovuta ad una serie di motivi. Il principale è che con la sua scoperta la scienza ha potuto attribuire con certezza l’origine di questi rettili estinti non più al periodo Giurassico bensì al Triassico, anticipando così la loro comparsa sulla Terra di alcune decine di milioni di anni. Un secondo motivo che rende straordinario questo reperto è il suo perfetto stato di conservazione a cui, vista l’ottima definizione dei dettagli, va aggiunto un indubbio valore estetico.

Lo studio di reperti paleontologici così ben conservati consente di recuperare un bagaglio di informazioni non solo legate all’anatomia di animali spesso estinti ma anche di fare ricostruzioni ed ipotesi molto attendibili riguardo alle loro abitudini di vita.

Proprio come nel caso di Eudimorphodon ranzii in cui non solo la particolare forma dei denti ma anche la scoperta di tracce fossili del suo ultimo pasto hanno permesso di descriverne con precisione le abitudini alimentari: questo rettile volante era sicuramente un predatore e la sua dieta carnivora comprendeva, a differenza di altri pterosauri scoperti nella nostra provincia, quei piccoli pesci che nuotavano in banchi nelle acque calde e poco profonde del nostro mare triassico. 

 

Eudimorphodon ranzii
Ricercatore straniero

Dopo il primo ritrovamento l’attività di ricerca paleontologica fatta nella nostra provincia ha permesso la scoperta di nuovi resti riferiti ad altri generi di Pterosauri triassici: la straordinarietà di questa collezione rende il nostro Museo conosciuto in tutto il mondo tanto da attirare ogni anno specialisti italiani e stranieri desiderosi di visionare questi fossili in quanto ritenuti elementi cardine per progetti di studio centrati sull’evoluzione dei rettili volanti.

Attraverso le informazioni recuperate dallo studio dei diversi Pterosauri bergamaschi e grazie a similitudini e comparazioni fatte con animali attuali è stato possibile ipotizzare per questi rettili precise tecniche di caccia. Le dimensioni ridotte, simili a quelle dei gabbiani, una lunga coda che fungeva da timone, un corpo leggero ed una apertura alare massima di un metro circa, caratterizzata dalla presenza di una membrana simile al patagio dei pipistrelli, assicuravano a questi animali agilità e capacità di volo attivo e passivo.

Queste informazioni hanno permesso di ipotizzare che Eudimorphodon fosse solito sorvolare le aree di laguna prossime alla costa alla ricerca dei pesci di cui si nutriva e che, una volta avvistata la preda dall’alto, li afferrasse in volo con le zampe posteriori o direttamente con la bocca dotata di numeri denti appuntiti.

Ricostruzione di Eudimorphodon ranzii
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