“Libertà o morte”: questo motto risuonò durante la Rivoluzione haitiana e fu inscritto nella dichiarazione d’indipendenza del 1804, che annunciava un nuovo ordine politico in aperta sfida al mondo coloniale e schiavista. Anche il nome Haiti era una dichiarazione politica: recuperava il termine con cui i Taíno chiamavano l’isola prima della conquista europea (“terra montuosa”), radicando la nuova nazione in una storia più antica del colonialismo.
Nel 1805, Haiti adottò una costituzione imperiale e incoronò Jean-Jacques Dessalines imperatore con il nome di Jacques I. Il testo aboliva definitivamente la schiavitù e definiva ogni cittadino “nero”, a prescindere dal colore della pelle. La nuova costituzione capovolgeva così le categorie razziali coloniali, facendo delle radici africane, un tempo sinonimo di schiavitù e subordinazione, il fondamento della nuova identità nazionale.
Costruire Haiti fu un processo complesso, segnato da guerre civili e cambiamenti di regime. Significò anche difendere la sovranità nazionale in un ordine internazionale ostile. tra isolamento diplomatico e minacce militari. La Francia riconobbe l’indipendenza haitiana solo nel 1825, imponendo una pesantissima “indennità d’indipendenza”: Haiti dovette risarcire l’ex potenza coloniale per la perdita di piantagioni e persone schiavizzate, con un debito che gravò sul Paese fino al 1947.
Eppure, Haiti divenne un punto di riferimento per chi combatteva colonialismo, schiavitù e razzismo. Accolse afroamericani liberi come cittadini, sostenne movimenti indipendentisti nelle Americhe e contribuì alla diffusione di idee di emancipazione, sovranità nera e appartenenza diasporica. Mostrò soprattutto che il cambiamento poteva nascere dalla mobilitazione dei cittadini, non soltanto dai decreti di sovrani e presidenti.
Era forse a questa comunità, fatta di memoria condivisa e legami rivoluzionari, che Marie-Louise continuava a guardare durante il lungo esilio italiano. Beltrami, per quanto ne sappiamo, non la incontrò mai; ma affrontò naufragi, febbre gialla e lunghe traversate per conoscere Haiti e farla conoscere in un’Italia ancora divisa. I materiali raccolti nel 1826, sopravvissuti all’Atlantico e a un terremoto delel marche nel 2016, testimoniano il profondo interesse che Haiti suscitò presso alcuni patrioti italiani dell’Ottocento.
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