Tricotteri

Il campionamento

Il campionamento delle larve avviene mediante retino per la raccolta di macroinvertebrati acquatici o con la caccia diretta sotto i sassi del fondo. Per il fissaggio del materiale raccolto viene utilizzato alcole etilico 75°.

I Tricotteri adulti vengono campionati mediante raccolte manuali oppure utilizzando una trappola luminosa per le raccolte notturne. Possono essere apprezzabili anche le raccolte fatte sotto i lampioni posti sui ponti che attraversano fiumi e torrenti o nei pressi dei corpi d’acqua.

Per le raccolte manuali nelle ore diurne, si utilizza un retino da sfalcio e un aspiratore per recuperare i tricotteri, l’aspiratore è composto da un boccetta di plastica, sul cui tappo sono presenti due tubi: aspirando dal più lungo si convoglia l’insetto nell’altro tubo, di diametro maggiore, e infine nel boccetta. II tubo più lungo è munito di garza all’estremità inserita nel boccetta per evitare l’entrata degli insetti aspirati.

Le trappole luminose consentono di effettuare campionamenti notturni catturando gli insetti che vengono attirati da una luce.

Le modalità per realizzare una trappola luminosa sono molteplici e dipendono dalle caratteristiche del luogo di raccolta, potendo disporre di energia elettrica è conveniente utilizzare lampade a vapori di mercurio o di wood, dovendo invece operare in luoghi sprovvisti di corrente (la maggior parte) è opportuno fare ricorso a neon funzionanti con batterie a 12 V.

In entrambi i casi trappola è costituita da un secchio di plastica dal diametro di circa 30 cm, sul quale viene posizionato un imbuto di plastica dello stesso diametro per permettere la caduta degli insetti nel secchio. L’imbuto presenta tre strette fessure per posizionare tre lame di plexiglass; esse sono fissate superiormente ad un tappo di sughero, ed hanno la funzione di sostenere la fonte luminosa sopra l’apertura dell’imbuto.

Gli insetti, attratti dalla luce, sbattono sulle lastre di plexiglass e cadono, attraverso l’imbuto, nel secchio, dove rimangono intrappolati in fogli di giornale accartocciati. Sul fondo del secchio viene messo un piccolo contenitore con del cotone idrofilo imbevuto di etere ed avvolto da nylon per evitare che gli insetti vi cadano dentro e si danneggino, all’interno del secchio si crea un ambiente saturo di vapori di etere che intontisce gli insetti caduti e ne consente la cattura.

Il materiale raccolto viene cartellinato e fissato in alcool 75°.

Lo studio

Le uova, le larve, e le pupe sono difficili da determinare, in primo luogo perché molte specie non sono ancora cononsciute o sono state descritte in modo insoddisfacente, in secondo luogo perché i caratteri diagnostici degli stadi larvali di diversi taxa sono estremamente complessi, mutevoli o pressoché irriconoscibili. Per una esatta determinazione è necessario raccogliere gli adulti negli stessi luoghi dove sono stati campionati gli stadi immaturi o, meglio ancora, procedere all’allevamento in cattività delle uova, larve e pupe fino ad ottenere lo stadio adulto. Un valido strumento per la determinazione degli stadi larvali è il volume dedicato ai Tricotteri della Guida per il riconoscimento delle specie animali delle acque interne italiane (Moretti G.P., 1983 – 30Mb); a questo va aggiunto l’Atlas der österreichischen Köcherfliegenlarven: unter Einschluss der angrenzenden Gebiete (Waringer J., Graf W., 2002) pubblicato da Facultas Univeesitätsverlag Berggasse.

Le larve dei Tricotteri sono considerate buoni “indicatori” della qualità ambientale e vengono utilizzate per lo studio degli Indici Biotici (EBI), per tale metodo d’indagine è necessario il riconoscimento a livello di famiglia. (Ghetti et. al, 1999)

La determinazione dei tricotteri adulti a livello di famiglia avviene considerando la formula tarsale, cioè il numero di speroni presenti sul ogni paio di zampe, la presenza di ocelli sul capo ed il numero di maxipalpi mascellari. La determinazione a livello specifico avviene osservando l’apparato genitale al microscopio stereoscopico. Nel caso di problemi nella determinazione specifica, si ricorre al distacco dell’addome e, per osservare meglio le parti sclerificate, esso viene immerso in una soluzione di di KOH al 10% e fatto scaldare per alcuni minuti. Per gli esemplari di piccole dimensioni (in modo particolare gli Hydroptilidae) è opportuna una macerazione dell’intero esemplare a temperatura ambiente per 12 ore.

Ottenuto il livello desiderato di chiarificazione è necessario procedere ad un lavaggio accurato in acqua distillata per garantire la totale rimozione del composto caustico che nel tempo ne comprometterebbe la conservazione.

Tricottero Limnephilide
Il materiale viene conservato in provette con alcool al 75% munito di due cartellini: uno indica la località, data, coordinate, metodo di raccolta e nome del raccoglitore; l’altro indica specie, numero di esemplari maschi e femmine, nome del determinatore ed anno. Nel caso della verifica dell’esemplare da parte di un altro studioso e la divergenza di parere è importante non modificare il cartellino originale ma aggiungerne un altro con la nuova determinazione.

Può essere utile, ai fini di un rapido confronto, predisporre dei vetrini stabili per evidenziare particolari aspetti anatomici di specie di difficile riconoscimento. La predisposizione di questi supporti è complessa in quanto gli apparati da osservare sono di dimensioni tali da venire compressi dal vetrino coprioggetto. Quando si ricorrere a preparati stabili si consiglia di utilizzare liquido di Faure (idrato cloralio g 200, acqua distillata g 50, glicerina g 20, gomma arabica g 30) che consente di includere direttamente il reperto da osservare senza la laboriosa scala di disidratazione, come avviene per il balsamo del Canada. Si raccomanda inoltre di utilizzare adeguati distanziatori tra i vetrini portaoggetto e coprioggetto al fine di non comprimere troppo il reperto. Una volta consolidato il liquido d’inclusione, sigillare il vetrino con smalto che lo preservi dall’eccessivo essiccamento.

Per la determinazione a livello specifico dei tricotteri adulti è consigliabile l’utilizzo del volume pubblicato da Hans Malicky (2004) “Atlas of European Trichoptera – second edition” “Atlas of European Trichoptera – second edition” che offre un quadro completo delle specie presenti. Per maggiori dettagli è opportuno consultare articoli specialistici riferiti alle distribuzioni regionali o alle revisioni dei singoli generi o specie.

Biogeografia

La distribuzione geografica dei Tricotteri italiani è caratterizzata da una preponderanza di elementi a gravitazione settentrionale. Percentuali basse sono costituite da specie oloartiche (Limnephilus rhombicus, Holocentropus picicornis) e paleartiche (Grammotaulius nigropunctatus, Limnephilus flavicornis, Mystacides azurea) presenti soprattutto in acque ferme.

Dominanti sono le specie a distribuzione europea. Tra i generi centroeuropei Neureclipsis, Oligostomis, Cryptothrix, Metanoea, Anabolia, Phacopteryx, Rhadicoleptus, Acrophylax, Parachiona, Consorophylax, Pseudopsilopteryx, Lithax si arrestano al versante meridionale delle Alpi; altri (Drusus) si rinvengono nell’Appennino con specie endemiche. Alcune specie delle Alpi sono vicariate nell’Appennino da specie o sottospecie affini endemiche (Rhyacophila vulgaris da R. foliacea nell’Appennino centrale e da R. hartigi nell’ Appennino meridionale). Fra i taxa a gravitazione occidentale si hanno diverse componenti tirreniche, ad esempio Hydroptila giudicellorum (Sicilia, Capraia, Sardegna, Provenza, penisola iberica), Tinodes maroccanus (Sicilia, Maghreb, penisola iberica), Leptodrusus budtzi (Sardegna, Corsica, Isole Baleari), 12 specie sardo-corse tra cui Beraeodina palpalis, appartenente a un genere monotipico. Tra gli elementi a gravitazione orientale si hanno componenti transadriatiche, ad esempio Micropterna wageneri (Appennino centrosettentrionale, Balcani) e Enoicyla costae (Appennino meridionale, Sicilia, Balcani), e componenti transioniche quali Micropterna malaspina (Puglia, Anatolia, Grecia, Creta) e Triaenodes ochreellus lefkas (Puglia, Lefkas, Cefalonia, Corfù). Gli elementi endemici, circa il 20%, sono rappresentati da specie appartenenti soprattutto alle famiglie Philopotamidae, Sericostomatidae, Beraeidae, Policentropodidae.

La percentuale di specie endemiche è bassa nelle Alpi, fatta eccezione per le Alpi Marittime (4), cresce lungo l’Appennino da Nord verso Sud e raggiunge valori elevati nelle isole (Sardegna 16, Sicilia 11, Elba 3). Tra gli endemiti peninsulari ad areale limitato vanno segnalati Tinodes apuanorum (Alpi Apuane), T. bruttius, Apatania volscorum (Lazio, lago di Posta Fibreno), Chaetopteryx vulture, Beraea crichtoni, Plectrocnemia geniculata calabrica (Calabria). Tra Calabria e Sicilia nord-orientale si ravvisano specie endemiche in comune.

Va sottolineato che gli elementi endemici in Italia si rinvengono soprattutto nelle acque correnti, in particolare nelle sorgenti e nei piccoli rivoli sorgivi.

(tratto da: Cianficconi F., 2003. Insecta Trichoptera. In: Ruffo S., Soch F. (eds.), Checklist e distribuzione della fauna italiana. Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, 2. serie, sezione Scienze della vita 16: 77-78)

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